Quattro grandi dell'architettura raccontano il loro rapporto con il marmo

Carrara Marmotec
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Convegno organizzato dalla rivista A+D+M in collaborazione con CarraraMarmotec

Nasce con l’obiettivo di rendere condivisibile l’esperienza che quattro grandi progettisti hanno fatto del marmo nel corso della loro carriera il convegno  che  la rivista A+D+M ha presentato in collaborazione con CarraraFiere nell’ambito di CarraraMarmotec: Lorenzo Carmellini, Marco Piva, Luca Scacchetti e Claudio Silvestrin.
Quattro stili, quattro approcci diversi fra loro riunificati dalla sensibilità e dalla attenzione con cui ognuno di loro racconta dell’incontro col marmo e la pietra naturale su realizzazioni e progetti che spaziano dalla grande architettura, al contract fino all’oggetto di design e al pattern decorativo.
Ha aperto i lavori Simona Finessi, Direttore responsabile di ADM Magazine sottolineando quanto alta sia ad oggi la soglia di attenzione che i progettisti hanno per l’utilizzo della pietra naturale nei termini di valorizzazione dei materiali naturali in architettura  e design come  espressione  primaria di qualità.
La prima realizzazione ad esser raccontata è la grandiosa realizzazione della Moschea  di Abu Dhabi di cui gli architetti Carmellini e Magnoli hanno seguito la progettazione delle finiture esterne ed interne. Un totale di 20.000 mq di rivestimenti interni tutto giocati sul tema del giardino di Allah con motivi decorativi ramage dei più raffinati e perfetti. Tutto in marmo, ovviamente, perché, come sottolinea Carmellini, “nell’idea della committenza, era ovvio che il materiale di elezione fosse il marmo. Un gigantesco puzzle di superfici marmoree trattate in tanti modi diversi, fra martellinate, lucide, opache, alleggerite o pesanti che si ricompongono in una trama meravigliosa e meravigliosamente leggera  che spicca sullo sfondo latteo e materico del marmo bianco che è stato scelto per realizzare la parete della preghiera, ortogonale rispetto alla Mecca. Il senso di maestosità e grandezza di questo progetto si richiama alla storia del materiale scelto e contemporaneamente al valore che la progettualità ed il saper fare italiani riscuotono anche presso mondi culturalmente e ideologicamente lontani da noi.”
Dalla spiritualità della Moschea alla pulizia formale  del segno che caratterizza il lavoro di Marco Piva che lega il suo Marble World più al saper fare e progettare europeo. Significativa la sua affermazione che “l’Architettura nasce primariamente con il marmo e con la pietra. E’ la materia che crea e definisce lo spazio e ce ne fornisce la struttura emozionale. Nella dinamica fra antico e contemporaneo vissuto degli spazi di interni e degli oggetti di design, il marmo si trasforma  da materiale pesante  e statico in leggero, policromo, modulare e flessibile rispetto alle esigenze progettuali fino ad arrivare al pattern realizzato in pietra naturale che diviene oltre motivo decorativo un vero  e proprio prodotto.”
Il concetto si trasforma in concretezza quando cominciamo  a veder sfilare davanti ai nostro occhi le tante immagini di realizzazioni di hotel( T Hotel di Cagliari, Una Hotel di Bologna, Hotel Mirage di Kazan in Russia), spazi contract e pattern di superfici che rendono tangibile questo approccio emozionale e funzionale che Piva ha nei confronti della pietra e del marmo. Spazi puliti, ma ricchi di segni e richiami in cui il marmo, abbinato spesso a materiali diversi,come vetro , acciaio traccia una storia e definisce senza delimitare.
Luca Scacchetti  interviene per terzo e porta la nostra attenzione sulla responsabilità del progettare, sulla eticità della scelta di utilizzare la pietra ed il marmo che ci portano a diretto confronto con l’Architettura. La pietra è pesante, difficile da lavorare, da trasportare. La pietra è nuova classicità e nuova contemporaneità, impone una costante riflessione sul perché progettare . Il racconto si sviluppa attraverso la diretta esperienza di Scacchetti su per le cave trentine e per il frequente utilizzo nei suoi progetti della pietra leccese, più morbida e femminea del marmo classico. Belle le realizzazioni, pur nel loro rigore volumetrico, in cui attraverso la pietra naturale Scacchetti inserisce le scomposizioni asimettriche delle forme che tanto ci dicono sulla materia stessa…
La filosofia della pietra di Scacchetti lascia il posto all’essenziale comunicazione di Claudio Sivestrin che costruisce il suo intervento sulla forza e la ricchezza spirituale della pietra e della grande energia che da essa si sprigiona perché “ la pietra è terra, non rappresenta la terra”.
Un pensiero chiaro ed essenziale che si traduce in realizzazione di spazi contract, retail (Silvestrin cura da tempo l’immagine di Giorgio Armani nel mondo) e residenze private in cui il rigore nella definizione degli spazi e nell’utilizzo dei materiali riporta sostanzialmente a quegli equilibri fra gli elementi primari, acqua, terra, aria  e fuoco che sono da sempre in armonia con sé stessi, fuori dal tempo  e solidamente.
Un viaggio nella grande architettura, non modaiola, non effimera , letta attraverso la lente della pietra naturale e del marmo: quattro narrazioni che lasciano una memoria necessaria ai tanti presenti e non che sentono il bisogno di rileggere la progettualità  contemporanea.

Autore: Area Stampa Carrarafiere: Lorenzo Marchini